Lento e costoso: il nucleare perde terreno a favore delle rinnovabili

La transizione energetica non può aspettare tempi e costi del nucleare: a rivelarlo è il World Nuclear Industry Status Report, uno dei principali strumenti di analisi di settore stilato annualmente da un pool di esperti indipendenti. Secondo il report 2019 appena pubblicato, la rapida crescita della generazione elettrica fornita dalle fonti rinnovabili (fotovoltaico ed eolico su tutte) sta rendendo i tempi di costruzione e gestione delle centrali nucleari troppo lenti e quindi insostenibili sia a livello ambientale che economico.

Il report stima che dal 2009 ad oggi, il tempo medio di costruzione per i reattori in tutto il mondo sia stato di poco inferiore a 10 anni, ben al di sopra della stima fornita dall’ente industriale della World Nuclear Association (WNA) secondo cui una media di costruzione tra 5 e 8,5 anni avrebbe garantito sostenibilità (economica e ambientale) alla realizzazione di nuovi impianti nucleari.

Il tempo extra impiegato ha importanti implicazioni per gli obiettivi climatici, poiché le attuali centrali a combustibile fossile continuano a emettere CO2 in attesa di essere rimpiazzate: “Ad oggi, il nucleare non soddisfa alcuna necessità tecnica o operativa che i concorrenti a basse emissioni di carbonio non possano soddisfare meglio, più a buon mercato e più velocemente – ha commentato Mycle Schneider, autore principale del rapporto – Stabilizzare il clima è urgente, l’energia nucleare è lenta”.

Secondo il report WNISR, inoltre, l’energia dell’atomo è anche molto più costosa delle alternative rinnovabili: il costo per la generazione solare varia da 36 a 44 dollari per MWh, spiegano gli esperti nel report, mentre l’energia eolica onshore può arrivare a un prezzo tra 29 e 56 dollari per MWh. L’energia nucleare, invece, costa tra 112 e 189 dollari per MWh.

I costi di costruzione e gestione degl’impianti rinnovabili sono progressivamente diminuiti nell’ultimo decennio (-88% per il fotovoltaico e -69% per l’eolico), mentre quelli delle centrali nucleari sono aumentati del 23% nello stesso periodo.

Discorso simile per quanto riguarda gl’investimenti: nel 2018, la Cina ha investito 91 miliardi di dollari in energie rinnovabili ma solo 6,5 miliardi in energia nucleare.

Le previsioni di crescita della generazione elettrica da rinnovabile e da nucleare confermano la tendenza a preferire i nuovi sistemi di produzione: nei soli Stati Uniti, la capacità rinnovabile dovrebbe crescere di 45 GW nei prossimi tre anni, mentre il nucleare e il carbone sono destinati a “perdere” 24 GW netti a causa delle dismissioni programmate di centrali ormai arrivate a fin di vita.

L’ultimo decennio ha visto la Cina tra i più aggressivi costruttori di nuove centrali nucleari con quasi 40 reattori: tuttavia, dal 2016, anche il Governo di Pechino ha rallentato gli investimenti di settore e nessun nuovo reattore è stato costruito negli ultimi 3 anni, mentre al contrario si sono moltiplicati i progetti eolici e fotovoltaici su larga scala.

Seppur sulla soglia di una crisi, la capacità operativa degli impianti nucleari ha registrato un nuovo record lo scorso anno con 370 GW globali (+3,4% rispetto al 2017) con una quota nella produzione mondiale di energia di poco superiore al 10%. Entro il 2030 dovrebbero entrare in funzione 188 nuovi reattori che garantirebbero al nucleare di mantenere intatta la propria quota nel mix energetico mondiale a fronte di un aumento complessivo della domanda di energia (che, secondo le stime del WNISR potrebbe arrivare a triplicare entro il prossimo decennio).